Il 14 maggio si terrà a Verona, nel parco delle Maddalene, la festa dedicata alle famiglie Arcobaleno. L’iniziativa è stata proposta dal Comune con il servizio delle Pari opportunità e le associazioni Arcobaleno. In seguito ci saranno altri eventi che accompagneranno tutta la settimana che ospita la Giornata contro l”omolesbobitransfobia il 17 maggio.
E’ stato per me un grande onore essere invitato insieme a mio marito e anche un motivo di speranza notare come una città notoriamente chiusa (possiamo estendere in realtà a tutta l’Italia questa dimensione di arretratezza) sta facendo dei passi in direzione a una società più umana. Sento che la grande rivoluzione, come sempre, avviene interiormente ma questi eventi hanno un’importanza primordiale perché creano delle immagini fondamentali di riferimento e lottano contro una politica discriminante.
A volte penso a come sarebbe stato sano se da adolescente e giovane, avessi potuto trovare degli specchi che mi restituissero un’immagine di me meno straziante, se avessi potuto respirare invece che creare altre personalità che non erano mai completamente me. Se solo avessi potuto non sentirmi un mostro per così a lungo… Allo stesso tempo sono molto fiero della mia storia, la comprendo e la amo, profondamente. La danza mi ha sempre rivelato la linea di continuità da cui la vita è attraversata per cui non mi piango addosso e so che fatti, cadute, ingiustizie, abusi, rifiuti, discriminazioni e negazioni fanno parte in me di un itinerario che lega ogni situazione assurda che ho vissuto sin da piccolo a tutte le risalite, gli incontri meravigliosi, amicizie determinanti che si chiamano Claudia, Vittoria, Alberto e tanti altri nomi che hanno trasformato il tormento di vivere in un grande e meraviglioso viaggio. Il mio bagaglio assurdo si è trasformato nel più prezioso regalo.
So per certo che se oggi posso accompagnare dei gruppi in un itinerario di auto conoscenza così determinante come quello che la Danzaterapia propone, lo devo certamente anche a ciascuna tappa del mio percorso umano. Lo devo all’essermi sentito escluso dall’amore a lungo, dall’aver sbattuto letteralmente la testa contro i muri. Così ho imparato senza filtri e anestetici ad ascoltare in me grida e maledizioni al punto da poter stare di fronte alle grida, alle maledizioni, al vuoto dell’altro senza spaventarmi, sapendo che esiste respiro.
C’è una via d’uscita e questa via è l’amore, una parola cosi spesso usata a vanvera ma che continua a reggere le sorti del mondo, continua a sostenere me.
Non mi abituerò mai e non lo voglio, alla primavera improvvisa che trasforma i miei cactus in esplosioni di colori, forme perfette, fiori giganteschi quanto inattesi. Mi affascina quella poca terra arenosa nei vasi, quel groviglio di spine fastidiose e la potenza della fioritura, incurante di tutto, della terra arenosa, dei piccoli vasi, delle spine fastidiose che mi si attaccano alle dita per giorni.
Metafore che riportano a me…sono riuscito a crescere, a fiorire, ad avere forza, chiarezza, creatività e poter annunciare e sperimentare, ogni singolo giorno, la primavera in me, in tutti. Ho imparato ad essere me stesso senza veli, ad amare i colori e rivestirmene. L’India mi ha fatto immergere nelle combinazioni cromatiche più osate e quando cammino per le strade di Milano con Lucas, altrettanto poco discreto, mi fa sorridere essere fotografati, fermati da espressioni come: “uauuuu siete un arcobaleno di bellezza in questa Milano grigiastra”…
Incuranti delle tendenze della moda andiamo in giro di giallo acceso e fucsia, verde smeraldo e rosa e quando qualcuno da’ una gomitata a un altro per manifestare l’incredulità di fronte alla barba di un improbabile rosso fuoco e tutto il resto, a volte mi fermo, mi lascio guardare e chiedo se vogliono un autografo. Sono stato nascosto a lungo e non ho tempo per la mediocrità, la ristrettezza di vedute, i pregiudizi. Il “coming out” dovrebbe essere l’esperienza meravigliosa di tutti indistintamente, nell’assumere la propria originalità, la propria diversità invece che il tormento di presentarsi al mondo per quello che si è e sentire di dover giustificare la propria sacra, inviolabile, indiscutibile natura.
Ho sposato Lucas a Milano, in piena pandemia. Ci uniscono sogni e visioni, la ricerca della bellezza, il desiderio di servire il mondo e trent’anni di differenza d’età. Mentre danzavamo nella sala un po’ spoglia del comune, vista la non disponibilità del palazzo reale chiuso per il Covid, e annunciavamo la supremazia assoluta dell’amore sempre e in qualsiasi situazione, scorgevo le lacrime di commozione scorrere sul volto della donna un po’ formale che ci univa nel sacro e inviolabile vincolo matrimoniale. In quel momento, nello spazio altro in cui Angelo, mio padre e Calogera mia madre, vivono attualmente, ci stavano alle spalle sostenendo la scelta. In vita Angelo non ha avuto strumenti per comprendere la mia peculiarità e capire questo è stato un enorme sollievo per me. Lui e Calogera mi hanno dato la vita, tutto il resto non importa. Sono qui grazie a loro e nel momento in cui la danza ha seminato questo dentro di me, Angelo è tornato ad essere il padre amorevole che a volte non vedevo, offuscato dal suo essere nato in un’epoca, una famiglia, un paese in cui l’omosessualità era un abominio. Adesso, sento solo amore per lui e mi commuovo di fronte a una piccola foto sbiadita in cui mi tiene in braccio sorridente mentre io a due anni rido, alzando un dito verso il cielo.
“Ci sono, esisto, ho diritto alla vita, all’amore”
Maria Fux, la mia grande Maestra di danza, è stata la prima autorevole persona a guardarmi come sono, con un infinito amore libero. Seguo i suoi passi e lo farò fino al mio ultimo respiro, felice, felice, felice della mia vita, di viverla appieno, con una gratitudine enorme per ogni incontro, ogni cosa, ogni “no” ed ogni “Sì”.
Gli occhi di Lucas sono profondi, misteriosi e dolci come i boschi in primavera. Ho incontrato l’amore della mia esistenza a sessant’anni dopo averlo cercato da sempre. Lo sposerei ogni giorno, ogni momento. E’ valsa la pena aspettarlo e trovarlo.
Sono Pio, ho 65 anni, ho sposato Lucas, un uomo meraviglioso accanto al quale mi sveglio ogni mattina, attraversato dall’amore.

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